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17/04/2026
In Ateneo

Politecnico e Kenya: mobilità, numeri e impatto di una collaborazione in crescita

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La professoressa De Filippi alla Technical University of Mombasa

Negli ultimi anni il Politecnico ha consolidato una rete di collaborazioni con alcune università keniane – la Technical University of Mombasa, la Maseno University, la University of Nairobi e la Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology – attraverso accordi di scambio di studenti e personale. Le attività si concentrano in particolare nei campi dell’architettura e dell’ambiente costruito, della pianificazione urbanistica e territoriale, delle scienze matematiche e dell’ingegneria energetica.

Questa cooperazione coinvolge diversi dipartimenti dell’Ateneo. Per la Technical University of Mombasa, la docente di riferimento è Francesca De Filippi del Dipartimento di Architettura e Design-DAD, con funzioni aggregate al Vicerettore per l’internazionalizzazione in merito alle attività di cooperazione scientifica internazionale e sperimentazione di pratiche di internazionalizzazione; per la Maseno University, referente è sempre la professoressa De Filippi insieme al ricercatore del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST Andrea Pollio; per la Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology, i docenti del Dipartimento di Energia-DENERG David Chiaramonti e Michel Noussan; per la University of Nairobi, i docenti del Dipartimento di Scienze Matematiche “G. L. Lagrange”-DISMA Letterio Gatto ed Enrico Bibbona.

Queste collaborazioni includono la mobilità semestrale degli studenti e delle studentesse per frequenza di corsi o per tesi, e scambi di personale docente, ricercatore o tecnico-amministrativo per attività didattiche e di formazione, generando un numero crescente di mobilità, realizzate sia attraverso il programma Erasmus+ International Credit Mobility che nell’ambito del progetto PNRR TNE WAGON2Africa.

Dal 2023, anno in cui sono stati sottoscritti i primi accordi, sono state realizzate 40 mobilità, di cui 22 nell’ambito del programma Erasmus+ e 18 nell’ambito del progetto TNE WAGON2Africa. Le mobilità risultano prevalentemente in ingresso (35), confermando il ruolo del Politecnico come polo attrattivo per la formazione internazionale. Nel complesso le mobilità hanno coinvolto principalmente studenti (33 mobilità), affiancati da 7 mobilità di staff accademico e amministrativo, contribuendo allo sviluppo di attività didattiche, di ricerca e di cooperazione internazionale. Per quanto riguarda la distribuzione tra le università partner, la collaborazione più intensa si registra con la Technical University of Mombasa, con un totale di 22 mobilità. Seguono la University of Nairobi con 8 mobilità, la Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology con 6 mobilità, e la Maseno University con 4 mobilità.

Al di là dei numeri, emerge con forza l’impatto di queste esperienze, come si può leggere anche nelle testimonianze pubblicate dalla Technical University of Mombasa. I riscontri raccolti dagli studenti e studentesse raccontano infatti come la mobilità al Politecnico rappresenti spesso un punto di svolta, capace di incidere sia sul percorso accademico che sulle prospettive professionali

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Mobilità al Politecnico, un'opportunità di crescita accademica e professionale, personale e culturale

“Non posso spiegare quanto questi cinque mesi abbiano cambiato la mia prospettiva di carriera. Sto sperimentando i frutti del programma, che mi ha dato l’opportunità di essere assunta presso uno dei più importanti studi di architettura del Kenya e dell’Africa. La competizione là fuori è forte, ma avere l’esperienza Erasmus nel mio portfolio mi ha aiutata ad aprirmi un varco tra la concorrenza” spiega Faith Mwaniki Wangari, studentessa della Technical University of Mombasa. 

Accanto alle ricadute professionali, studenti e studentesse evidenziano anche una significativa crescita personale e culturale, legata al confronto con nuovi contesti. Jacob Mbogo Ogot, anche lui studente della Technical University of Mombasa, racconta: “Ho sperimentato un’intera ondata di emozioni, dall’entrare in contatto con una nuova cultura diversa da quella del mio Paese di origine, all’interagire con persone provenienti da contesti diversi, all’immergermi in un ambiente accademico completamente nuovo. L’esperienza mi ha cambiato in modo significativo. Non è stato solo studiare all’estero: è stato esplorare ed imparare a sentirsi a casa anche lontano da casa”.

Dal punto di vista didattico, emerge l’efficacia dell’approccio del Politecnico basato su interazione, lavoro collaborativo e confronto continuo“Ciò che mi porto a casa dall’esperienza è che l’organizzazione del Politecnico di Torino promuove basi formative sane e robuste. Durante il suo corso, il mio relatore utilizzava delle modalità diverse, creative, contemporanee e reattive di erogare le lezioni e gli esami. Tutte le sessioni erano super interessanti. La mia mobilità era focalizzata sul lavoro di tesi e con il suo aiuto sono riuscita a sviluppare una proposta di ricerca completa che altrimenti mi avrebbe richiesto anni”, testimonia la studentessa della Maseno University Juliana Teresa Anyango. 

Le mobilità hanno inoltre favorito lo sviluppo della ricerca e lo scambio accademico. In alcuni casi, queste esperienze hanno dato origine a nuove collaborazioni, come racconta il dottorando Samson Njuguna Njoroge della Jomo Kenyatta University of Agriculture and Technology: “La mia esperienza a PoliTO è stata molto stimolante: ho avuto modo di confrontarmi con menti molto innovative e di approfondire la ricerca post-laurea nel settore energetico. Ho inoltre avviato nuove collaborazioni accademiche che hanno aperto ambiti di ricerca condivisi nell’energia solare e nucleare”.

Parallelamente, le esperienze di staff mobility hanno contribuito a rafforzare la cooperazione istituzionale. Secondo il professor Kalandar Kamalkhan, referente della collaborazione per la Technical University of Mombasa, “Questa esperienza mi ha permesso di comprendere meglio il programma Erasmus+ e di diventare un vero ambasciatore della mobilità internazionale”.

Tuttavia, la mobilità in uscita ha presentato alcune criticità. Lo studente del Politecnico Pierre Carlos Kuetche Chombong racconta un’esperienza complessivamente positiva, ma segnata da difficoltà organizzative legate alla supervisione della tesi e ai frequenti scioperi. Allo stesso tempo, emergono anche esperienze molto positive, come quella di Jessica Piano, studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Architettura per la Sostenibilità di Ateneo, in mobilità presso la Technical University of Mombasa: “La mia esperienza in Kenya è stata unica, estremamente significativa e formativa. Ho avuto l’opportunità di immergermi in una realtà diversa, entrando in contatto con professori e colleghi che mi hanno costantemente supportata durante il periodo. Nonostante le difficoltà legate allo sciopero, la mia ricerca ha potuto proseguire con continuità. È stato inoltre arricchente assistere ad altri corsi, che mi hanno permesso di conoscere approcci differenti e di osservare da vicino un contesto accademico e culturale diverso”.

In questo quadro, le mobilità tra il Politecnico e le università keniane non rappresentano solo uno strumento di formazione, ma un vero investimento nella costruzione di competenze globali e relazioni accademiche durature in un’area geografica che sta diventando sempre più strategica