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23/04/2026
In Ateneo

Un progetto italo-francese per rendere più sicuri i bacini montani

Linee guida tecnicamente affidabili e scientificamente validate per costruire e gestire in sicurezza bacini idrici in ambito montano. È il traguardo raggiunto dalla collaborazione tra il Politecnico – Dipartimento di Ingegneria, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI e Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Edile e Geotecnica-DISEG – e la Regione Valle d’Aosta nell’ambito del progetto BECCA (Bacini ecologicamente sostenibili e sicuri, concepiti per l'adattamento ai cambiamenti climatici) cofinanziato dal programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg Francia-Italia ALCOTRA. Una collaborazione che coinvolge, oltre all’Ateneo e alla Regione Valle d’Aosta – coordinatrice del progetto – anche la Regione Piemonte e partner francesi, tra l’Istituto nazionale di ricerca per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente (INRAE) e l’Università Savoia Mont Blanc (USMB). 

BECCA nasce per rispondere agli effetti del cambiamento climatico e, in particolare, a quanto accaduto nel 2022, quando l’effetto combinato delle scarse precipitazioni e delle alte temperature ha portato a una siccità diffusa e di lunga durata in gran parte dell’Europa occidentale, soprattutto nelle Alpi. 

Questo progetto è in un certo senso il frutto della capitalizzazione di altri progetti che la Regione aveva avviato sia con il Politecnico che con partner francesi”, spiega Paolo Ropele, dirigente del dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio per Regione Valle d’Aosta e manager dell’iniziativa. Ropele aggiunge: “Dovevano dare una risposta a un'emergenza che ha evidenziato l’importanza della cooperazione tra tutti gli enti che operano sul territorio per gestire adeguatamente gli accumuli d’acqua in invasi e piccoli bacini montani”. 

Si tratta spesso di opere costruite prevalentemente in terra e collocate in aree ad alta quota con caratteristiche ambientali particolarmente estreme. “La collaborazione con il Politecnico – sottolinea Ropele - è stata determinante per individuare linee guida per piccoli e medi invasi artificiali utilizzati per scopi diversi: l’irrigazione agricola, l’innevamento artificiale, le operazioni antincendio boschivo, la risposta alle carenze di acqua potabile con particolari accorgimenti”.

BECCA ha raggiunto tre obiettivi principali. In primo luogo, ha messo a punto una metodologia per individuare aree territoriali idonee dove realizzare bacini di piccola e media dimensione. In secondo luogo, ha definito buone pratiche per la progettazione e costruzione degli invasi, in grado di garantire un adeguato grado di sicurezza nei confronti dei rischi naturali propri dei territori montani – valanghe, frane, crolli, inondazioni. Infine, ha sviluppato e applicato misure di gestione del rischio indotto da rottura degli invasi stessi. Integrando queste conoscenze, il progetto intende inoltre fornire a professionisti ed enti del territorio un quadro condiviso e concreto di linee guida, regolamenti e procedure operative.

Il contributo dell’Ateneo per un progetto così complesso è ampio. Il DIATI si è concentrato sulla gestione della risorsa, sul rischio idraulico e sulle indagini geofisiche. Il DISEG invece ha approfondito gli aspetti legati ai rischi strutturali e geotecnici dei bacini, particolarmente rilevanti in ambito montano. “L’attività condotta nell’ambito di BECCA è un esempio per noi di grande interesse perché permette di realizzare alcuni dei nostri compiti principali: non solo il trasferimento tecnologico, ma anche l’affiancamento degli enti del territorio per la verifica e l’aggiornamento di determinate procedure tecniche oltre che l’assistenza nei confronti di chi le deve adoperare”, spiega Daniele Ganora, docente del DIATI che ha coordinato la ricerca di Ateneo per il progetto. È proprio attraverso la collaborazione con gli enti del territorio che il Politecnico può alimentare i modelli di analisi con dati reali. “Si tratta di un continuo scambio di informazioni che genera valore positivo per chi deve gestire con efficacia il territorio ma anche per la didattica e il continuo avanzamento della ricerca”, continua il professor Ganora

Anche per la Regione i vantaggi sono importanti: “La collaborazione con l’Ateneo  conclude Ropele  così come quella con altri centri di ricerca, per mezzo dei progetti europei della programmazione ALCOTRA in particolare, ci consente di arrivare a realizzare opere e politiche di intervento che normalmente la Pubblica Amministrazione non riesce a sviluppare nell'ambito della normale gestione delle attività tecniche e amministrative”. 

Il progetto Becca si avvia alla conclusione nel 2026 e prevede la diffusione dei risultati e l’organizzazione di momenti di condivisione e formazione rivolti ai professionisti del territorio, per favorire l’adozione degli strumenti sviluppati.