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23/02/2026
In Ateneo

“UTA-do?” Nuove prospettive operative per le città africane

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I 23 partecipanti dell'advanced skills course “UTA-Do (Urban Theory Africa–Doing) African Cities Summer School 2026”

Per chiedere “Che cosa hai intenzione di fare al riguardo?” in Africa orientale si usa l’espressione colloquiale “UTA-do?”, uno slang che intreccia inglese e swahili, la lingua più diffusa nell’area. Proprio da questa domanda, che richiama all’azione e alla responsabilità, prende ispirazione l’advanced skills course “UTA-Do (Urban Theory Africa–Doing) African Cities Summer School 2026” proposto dal Politecnico ad Addis Abeba, per riflettere e proporre soluzioni alle sfide contemporanee dell’urbanistica nel continente africano.

Il corso si è svolto dal 9 al 13 febbraio nella capitale dell’Etiopia, e ha coinvolto 23 partecipanti provenienti da dieci Paesi diversi, sotto la direzione scientifica della professoressa Francesca De Filippi del Dipartimento di Architettura e Design-DAD, che svolge funzioni aggregate al Vicerettore per l’internazionalizzazione in merito ad attività di cooperazione scientifica internazionale e sperimentazione di pratiche di internazionalizzazione, e del ricercatore Andrea Pollio del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST, in collaborazione con i docenti Liza Cirolia (University of Cape Town), Sylvia Croese (UC Irvine), Wangui Kimari (American University Nairobi), Biruk Terrefe (Bayreuth University) e con il supporto di The Urban Center Addis Ababa.

Il corso s’inserisce nell’ambito del progetto TNE23-00067 Wagon2Africa, un’iniziativa di mobilità internazionale e capacity building focalizzato sul nesso acqua-energia-cibo in Africa orientale, coordinato dal Politecnico e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca tramite il programma TNE (Iniziative Educative Transnazionali) nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

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Una settimana di formazione avanzata per riflettere e proporre soluzioni alle sfide contemporanee dell’urbanistica nel continente africano

Nella cornice dello Urban Centre, il centro di ricerca di Addis Abeba che ha ospitato il corso, per una settimana si sono alternate presentazioni e dibattiti, ma anche proiezioni cinematografiche, sessioni di tutoraggio e di sviluppo delle competenze, con particolare attenzione alla scrittura accademica, alla pubblicazione scientifica, ai metodi di ricerca e alla collaborazione tra università e mondo professionale. 
Per proporre soluzioni concrete e rispondere alla domanda “UTA-do?” sono stati affrontati i temi del Southern Urbanism, che rilegge le città del Sud globale come spazi di innovazione teorica e pratica; della Città del Cibo, legata ai sistemi alimentari urbani; delle Acque Urbane, con attenzione ad accesso e infrastrutture; della Città dell’Energia, in relazione a reti e transizione energetica; e del ruolo di Addis Abeba nel contesto globale, tra crescita urbana e relazioni internazionali. 

Per conoscere più da vicino la città ospitante e la cultura locale, i partecipanti hanno esplorato i diversi quartieri di Addis Abeba, visitato lo spazio espositivo Yimtubezina Museum dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale etiope, e l’edificio storico Genete Leul di proprietà dell’Università di Addis Abeba e oggi sede museale nonché cuore del progetto di restauro coordinato dal Politecnico e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con l’Università di Addis Abeba e la Ethiopian Heritage Authority.

La visita al palazzo è stata guidata da Michele Bonino, Direttore del Dipartimento di Architettura e Design-DAD e responsabile scientifico per l’Ateneo insieme alla professoressa Francesca De Filippi del progetto di restauro. 
La settimana si è infine conclusa con la proiezione del documentario Made in Ethiopia presso il Goethe Institut, momento di riflessione collettiva sulle trasformazioni economiche e sociali in atto nel Paese.

Dimensione internazionale e interdisciplinarietà hanno contraddistinto il corso: da un lato, la varietà della provenienza dei partecipanti, in prevalenza di Paesi dell’Africa orientale; dall’altro, il contributo di relatori appartenenti al mondo accademico, professionale e artistico.
Il confronto tra esperienze, approcci e competenze differenti ha favorito un dialogo critico e costruttivo, offrendo ai partecipanti chiavi di lettura e stimoli operativi per affrontare le sfide contemporanee dell’urbanistica nel continente africano e contribuendo a rafforzare le prospettive africane nel dibattito urbanistico globale.