Politecnico e SMAT, una collaborazione solida per l’innovazione nella gestione delle risorse idriche
Si generano risultati notevoli quando la ricerca di alto livello trova applicazione attenta nella gestione di una risorsa importante come l’acqua. Lo dice l’esperienza di collaborazione più che ventennale tra SMAT e Politecnico che, iniziata con l’ottimizzazione del trattamento dei reflui civili, tocca adesso i numerosi risvolti del cambiamento climatico, senza trascurare la didattica e l’orientamento al lavoro.
L’ormai lunga collaborazione tra Politecnico e SMAT (Società Metropolitana Acque Torino) è iniziata nel 1984, quando ancora il nome di SMAT era Azienda Po-Sangone. Una relazione che parte dall’avvio del primo impianto italiano di trattamento delle acque reflue civili: un primato a livello nazionale per l’azienda, seguito da numerosi studenti dell’Ateneo per attività didattiche e di ricerca.
“Proprio gli aspetti didattici, con visite all’impianto, tesi e ricerche, sono stati la base sulla quale si è costruito nel tempo un rapporto di lavoro, consolidato e proficuo per entrambe le parti, che ha nel 2010 portato alla firma del primo Accordo di partnership – spiega Mariachiara Zanetti, Vicerettrice per le Politiche territoriali, nazionali ed europee e referente accademica dell’accordo – Il cuore dell’accordo è l’attenzione a sviluppare sempre attività di ricerca applicata. Per il Politecnico è un aspetto chiave avere un impianto in cui testare realmente le idee di ricerca, mentre SMAT ottiene risposte immediate dalla ricerca su temi e problemi concreti”.
Negli anni, quindi, al trattamento delle acque reflue civili si sono aggiunti altri ambiti di ricerca come quelli della potabilizzazione, dei problemi collegati ai cambiamenti climatici e quindi al monitoraggio delle falde, agli approvvigionamenti di risorse idriche e alla loro gestione. Più recentemente, l’Ateneo e SMAT hanno collaborato per l’iter di approvazione del nuovo ossidatore termico dedicato ai fanghi di depurazione: anche in questo caso uno dei primi in Italia.
Molto importante è inoltre l’attività collegata all’ingegneria idraulica e alla modellazione delle reti. “Campi di lavoro che SMAT ha avviato proprio grazie al Politecnico spesso anticipando i tempi rispetto al resto dei gestori di acque – sottolinea Elisa Brussolo, responsabile del Centro Ricerche SMAT – Collaboriamo ormai con diversi dipartimenti dell’Ateneo, a cui si è aggiunto ultimamente il Dipartimento di Scienze Matematiche per la messa a punto di un modello di analisi dei dati che arrivano dai nostri rilevatori, così da sviluppare un algoritmo predittivo da utilizzare per effettuare ipotesi progettuali più reali e per la bollettazione”.
Ma la collaborazione tra il Politecnico e SMAT non si esaurisce con la ricerca applicata. “Per la Società – aggiunge l’Amministratore Delegato di SMAT, Armando Quazzo – negli anni è stato importante venire a contatto con giovani studenti e poi laureati e laureate che hanno avuto modo di approfondire argomenti molto complessi e delicati, ma anche conoscere una realtà aziendale significativa per il territorio”. Grazie a queste e questi giovani, attraverso selezioni di volta in volta aperte sulla base delle esigenze aziendali, SMAT ha visto quindi crescere al suo interno un gruppo di tecnici esperti che hanno dato valore aggiunto all’attività al servizio del territorio. Sempre negli anni, SMAT e Politecnico hanno partecipato a numerosi progetti nazionali e internazionali tra cui, di recente, un programma per la gestione dell’acqua nei paesi in via di sviluppo.
Oltre vent’anni di proficua attività in comune al servizio del territorio quella di SMAT e Politecnico, un’attività che guarda anche a novità future come la realizzazione di un percorso congiunto di formazione sulla gestione delle acque che presto potrebbe vedere la luce.