Eolico offshore, lo studio AERO: fino a 800 mila posti di lavoro e 56 miliardi di valore aggiunto al 2050
Quale contributo può offrire lo sviluppo dell’eolico offshore all’economia italiana in termini di occupazione, valore aggiunto e gettito fiscale? Quali filiere industriali e distretti produttivi del Paese potrebbero essere attivati, riconvertiti o rafforzati grazie a una strategia pubblica di lungo periodo? E quale ruolo potrebbe giocare questa tecnologia nel rafforzare l’autonomia energetica nazionale e la resilienza del sistema energetico?
A queste domande prova a rispondere lo studio analitico innovativo commissionato da AERO - l’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore - e condotto da un team composto da Politecnico di Torino, Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. I primi risultati dell’analisi sono stati presentati il 5 marzo in occasione di KEY - The Energy Transition Expo, la manifestazione internazionale di riferimento dedicata alla transizione e all’efficienza energetica. Alla presentazione dello studio ha preso parte anche la Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica Giuliana Mattiazzo.
L’analisi – basata su un approccio bottom-up che ricostruisce le ricadute economiche lungo l’intera filiera industriale – esamina lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia fino al 2050, considerando uno scenario di 20 GW di capacità installata a mare, in linea con le prospettive delineate nei piani di Terna e SNAM. Non si tratta di uno studio di carattere ambientalista, ma di un’analisi di politica industriale e di finanza pubblica, con risultati destinati a entrare direttamente nel dibattito sul decreto energia e sulle scelte strategiche per il futuro del sistema energetico nazionale.
Lo studio individua tre possibili scenari di sviluppo del settore: il primo, in cui le aste vengono avviate nei tempi previsti; il secondo, caratterizzato da un avvio più lento e da un contesto decisionale incerto; il terzo, che quantifica il costo economico complessivo di un eventuale ritardo.
Nel primo scenario, qualora il percorso di sviluppo procedesse secondo le tempistiche previste e le aste venissero avviate senza rallentamenti, l’eolico offshore potrebbe attivare complessivamente 129 miliardi di euro di produzione lungo la filiera nazionale. Questo si tradurrebbe in circa 56 miliardi di valore aggiunto – pari al 2,8% del PIL italiano del 2024 – e in oltre 25 miliardi di gettito fiscale. Gli effetti occupazionali cumulati supererebbero gli 800 mila posti di lavoro lungo l’intera catena del valore. Anche uno sviluppo iniziale più contenuto, limitato ai 3,8 GW previsti dal meccanismo FER 2, produrrebbe comunque ricadute economiche significative e già misurabili.
Il secondo scenario prende invece in considerazione un contesto caratterizzato da tempi decisionali più lunghi e da un rallentamento nell’avvio delle aste e nella definizione del quadro regolatorio. In questo caso, i benefici economici risulterebbero sensibilmente ridimensionati: la produzione attivata scenderebbe a circa 56 miliardi di euro, con un valore aggiunto stimato intorno ai 25 miliardi e un gettito fiscale pari a circa 11 miliardi. Anche l’impatto occupazionale ne risentirebbe, fermandosi a circa 399 mila occupati lungo la filiera.
Il terzo scenario, infine, quantifica il costo economico complessivo di un eventuale ritardo. Secondo le stime preliminari dello studio, una mancata tempestività nelle decisioni potrebbe comportare fino a 31 miliardi di valore aggiunto in meno per il sistema economico nazionale, 13 miliardi di minori entrate fiscali e circa 400 mila opportunità occupazionali che rischierebbero di non concretizzarsi.
“L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione e crescita economica finalizzata anche alla creazione di una filiera italiana integrata e al raggiungimento dell’indipendenza energetica nazionale. I risultati e i numeri dello studio sono sorprendenti – ha dichiarato nel suo intervento di apertura al convegno che AERO ha organizzato a Rimini presso il Key Energy, il Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore Fulvio Mamone Capria – A fronte di circa 2,8 GW di progetti di eolico offshore che hanno superato la Valutazione d’Impatto Ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del FER2, nonostante il decreto del MASE sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che stiamo lanciando al Governo è di fare presto per evitare che gli ingenti investimenti spesi dalle diverse società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, perdendo credibilità, competitività e sviluppo industriale”.
La Vicerettrice Giuliana Mattiazzo aggiunge: “L’eolico offshore galleggiante sta raggiungendo una solida maturità tecnologica, con livelli di sviluppo oggi stimati tra TRL 7 e 8 anche nelle più recenti valutazioni europee. La sfida principale non riguarda più la dimostrazione della tecnologia, ma l’avvio della fase industriale: infrastrutture portuali e logistiche, capacità produttiva, standardizzazione e una supply chain in grado di sostenere una realizzazione efficiente e ripetibile. In questo quadro, il Politecnico di Torino, tramite l’Energy Center, intende contribuire fornendo analisi indipendenti e strumenti di valutazione a supporto del decisore pubblico, per comprendere le ricadute sistemiche dello sviluppo dell’eolico offshore su filiera industriale, competenze, infrastrutture e scelte di policy, con l’obiettivo di coniugare decarbonizzazione e occupazione qualificata nel Paese”.