Raccolta differenziata più smart: arrivano i sensori NANDO al Politecnico
Dove gettare correttamente un bicchierino di caffè? E la bottiglia in tetrapak? Da inizio anno, su alcune isole di raccolta rifiuti del Politecnico sono stati installati i sensori intelligenti di NANDO, startup torinese con l’obiettivo di trasformare dei semplici cestini in smart bins, ovvero contenitori intelligenti capaci di raccogliere dati e migliorare la qualità della raccolta differenziata.
NANDO rimanda a Ferdinando II di Borbone, che già nel 1832 aveva introdotto normative riconducibili alla raccolta differenziata, intuendo il valore degli scarti come risorse e non solo rifiuti.
Le nuove isole smart sono state inaugurate mercoledì 6 maggio in occasione della raccolta RAEE organizzata insieme ai team studenteschi WEEE Open ed EcòPoli, rafforzando il coinvolgimento della comunità universitaria sui temi della sostenibilità e della corretta gestione dei rifiuti.
NANDO è in grado di riconoscere gli oggetti conferiti nei cestini attraverso un modello proprietario di intelligenza artificiale, permettendo non solo di monitorare la quantità, il volume ed il peso dei rifiuti raccolti, ma anche di valutare la correttezza del conferimento.
L’introduzione di questi strumenti contribuisce alle strategie di sostenibilità di Ateneo e del Green Team per migliorare la gestione delle risorse e dei rifiuti e ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, anche attraverso il coinvolgimento della comunità accademica.
Accanto alla funzione di monitoraggio, il progetto ha infatti una forte valenza educativa. Grazie al totem NANDO.Eye posizionato in prossimità delle isole, è possibile verificare in tempo reale dove gettare correttamente un rifiuto: è sufficiente mostrarlo alla fotocamera per ricevere indicazioni immediate sul corretto smaltimento, o consultare la lista dei rifiuti più presenti in ateneo per apprendere quale sia il cestino corretto per conferirli. Questo approccio aiuta a trasformare un gesto quotidiano in una scelta più consapevole, riducendo gli errori e migliorando progressivamente la qualità della raccolta differenziata.
Attualmente sono state attrezzate dieci isole di raccolta differenziata, distribuite in tutte le principali sedi di ateneo: tre in sede centrale, tre in cittadella, una al Castello del Valentino, e le restanti presso Mirafiori, Lingotto e via Morgari.
I primi dati di monitoraggio mostrano risultati incoraggianti: circa l’85% dei rifiuti viene differenziato dagli utenti. Più sfidante rimane la qualità della raccolta (ovvero la percentuale di oggetti correttamente inseriti in un cestino) con mediamente sei rifiuti su dieci corretti, con differenze tra le diverse sedi.
Ma quali sono gli errori commessi maggiormente? Essi si concentrano soprattutto nelle frazioni di organico e indifferenziato, mentre la plastica risulta essere corretta per il 75%. Tra gli errori più frequenti si segnalano: il fazzoletto di carta, che dovrebbe essere gettato nell’indifferenziato e non nella carta; i bicchierini di plastica che, anche se sporchi, vanno gettati nella plastica e non nell’indifferenziata; la carta sporca, invece, dovrà essere gettata nell’indifferenziata.
La coordinatrice dell’ambito Risorse del Green Team, la professoressa Debora Fino Direttrice del Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT, commenta: "L’introduzione dei sensori NANDO rappresenta un passo importante verso una gestione sempre più intelligente dei rifiuti in Ateneo, perché ci consente non solo di monitorarne le quantità, ma anche – e soprattutto – la qualità della raccolta differenziata. Questo aspetto è fondamentale per individuare gli errori più frequenti e strutturare azioni mirate, sia in termini di organizzazione sia di comunicazione, rendendole più efficaci e basate su dati reali. Al tempo stesso, una corretta gestione delle risorse e dei rifiuti contribuisce in modo concreto agli obiettivi del piano di decarbonizzazione dell’Ateneo. Per questo è essenziale il coinvolgimento attivo della comunità accademica: studenti, personale e docenti sono parte integrante di questo percorso. Solo attraverso una partecipazione consapevole e diffusa possiamo trasformare comportamenti quotidiani in un impatto ambientale positivo e duraturo".
Chiara Incorvaia, Global Key Account Director, aggiunge: “Siamo felici di iniziare questo nuovo viaggio con il Politecnico di Torino e di vedere già i primi risultati raccolti. In queste prime fasi, continuiamo a notare l'impatto positivo che un sistema di riconoscimento rifiuti può avere sul comportamento delle persone e come, con gli strumenti giusti e la volontà, i risultati stiano progressivamente avvicinandosi agli obiettivi. Il monitoraggio dei rifiuti va oltre la semplice raccolta di dati numerici: è uno strumento che sensibilizza la comunità sull'importanza delle scelte quotidiane. Le università, come il Politecnico, rappresentano il contesto ideale per educare le nuove generazioni a comprendere che ogni gesto conta e che i rifiuti possono diventare una risorsa. Ringraziamo il Politecnico per aver condiviso questa visione e per essersi unito a questo percorso di gestione sostenibile dei rifiuti, non solo per l'università, ma come esempio per una comunità più ampia”.