“UTA-do?” Nuove prospettive operative per le città africane
Per chiedere “Che cosa hai intenzione di fare al riguardo?” in Africa orientale si usa l’espressione colloquiale “UTA-do?”, uno slang che intreccia inglese e swahili, la lingua più diffusa nell’area. Proprio da questa domanda, che richiama all’azione e alla responsabilità, prende ispirazione l’advanced skills course “UTA-Do (Urban Theory Africa–Doing) African Cities Summer School 2026” proposto dal Politecnico ad Addis Abeba, per riflettere e proporre soluzioni alle sfide contemporanee dell’urbanistica nel continente africano.
Il corso si è svolto dal 9 al 13 febbraio nella capitale dell’Etiopia, e ha coinvolto 23 partecipanti provenienti da dieci Paesi diversi, sotto la direzione scientifica della professoressa Francesca De Filippi del Dipartimento di Architettura e Design-DAD, che svolge funzioni aggregate al Vicerettore per l’internazionalizzazione in merito ad attività di cooperazione scientifica internazionale e sperimentazione di pratiche di internazionalizzazione, e del ricercatore Andrea Pollio del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST, in collaborazione con i docenti Liza Cirolia (University of Cape Town), Sylvia Croese (UC Irvine), Wangui Kimari (American University Nairobi), Biruk Terrefe (Bayreuth University) e con il supporto di The Urban Center Addis Ababa.
Il corso s’inserisce nell’ambito del progetto TNE23-00067 Wagon2Africa, un’iniziativa di mobilità internazionale e capacity building focalizzato sul nesso acqua-energia-cibo in Africa orientale, coordinato dal Politecnico e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca tramite il programma TNE (Iniziative Educative Transnazionali) nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Nella cornice dello Urban Centre, il centro di ricerca di Addis Abeba che ha ospitato il corso, per una settimana si sono alternate presentazioni e dibattiti, ma anche proiezioni cinematografiche, sessioni di tutoraggio e di sviluppo delle competenze, con particolare attenzione alla scrittura accademica, alla pubblicazione scientifica, ai metodi di ricerca e alla collaborazione tra università e mondo professionale.
Per proporre soluzioni concrete e rispondere alla domanda “UTA-do?” sono stati affrontati i temi del Southern Urbanism, che rilegge le città del Sud globale come spazi di innovazione teorica e pratica; della Città del Cibo, legata ai sistemi alimentari urbani; delle Acque Urbane, con attenzione ad accesso e infrastrutture; della Città dell’Energia, in relazione a reti e transizione energetica; e del ruolo di Addis Abeba nel contesto globale, tra crescita urbana e relazioni internazionali.
Per conoscere più da vicino la città ospitante e la cultura locale, i partecipanti hanno esplorato i diversi quartieri di Addis Abeba, visitato lo spazio espositivo Yimtubezina Museum dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale etiope, e l’edificio storico Genete Leul di proprietà dell’Università di Addis Abeba e oggi sede museale nonché cuore del progetto di restauro coordinato dal Politecnico e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con l’Università di Addis Abeba e la Ethiopian Heritage Authority.
La visita al palazzo è stata guidata da Michele Bonino, Direttore del Dipartimento di Architettura e Design-DAD e responsabile scientifico per l’Ateneo insieme alla professoressa Francesca De Filippi del progetto di restauro.
La settimana si è infine conclusa con la proiezione del documentario Made in Ethiopia presso il Goethe Institut, momento di riflessione collettiva sulle trasformazioni economiche e sociali in atto nel Paese.
Dimensione internazionale e interdisciplinarietà hanno contraddistinto il corso: da un lato, la varietà della provenienza dei partecipanti, in prevalenza di Paesi dell’Africa orientale; dall’altro, il contributo di relatori appartenenti al mondo accademico, professionale e artistico.
Il confronto tra esperienze, approcci e competenze differenti ha favorito un dialogo critico e costruttivo, offrendo ai partecipanti chiavi di lettura e stimoli operativi per affrontare le sfide contemporanee dell’urbanistica nel continente africano e contribuendo a rafforzare le prospettive africane nel dibattito urbanistico globale.