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27/08/2025
Studenti@PoliTO

Oceani senza plastica: il Politecnico protagonista a ULISSES 2025

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Il team Sirens, vincitore del progetto Ulisses 2025, composto da Salvatore Tartaglia (Politecnico di Torino), David Woellner (Technische Universität Darmstadt, Germania), Francisca dos Santos Miranda (Universidade de Lisboa, Portogallo), Olga Guinart Gutiérrez (Universitat Politècnica de Catalunya, Spagna), Vera Haerle (KTH Royal Institute of Technology, Svezia) e Weronika Łoś (Wrocław University of Science and Technology, Polonia)

Un granello di plastica può causare danni enormi agli oceani: a proporre una soluzione a questo problema globale sono stati sei studenti internazionali, tra cui Salvatore Tartaglia, laureando del corso di Laurea Magistrale in Architecture for Sustainability, che hanno conquistato la vittoria al progetto ULISSES 2025

Dal 7 al 25 luglio si è svolta a Lisbona la quinta edizione di ULISSESUniversity of Lisbon Interdisciplinary Studies on Sustainable Environment and Seas, un progetto internazionale promosso dall’Universidade de Lisboa nell’ambito dell’alleanza universitaria europea UNITE!, di cui fa parte anche il Politecnico di Torino. 
L’iniziativa mira a fornire alle e agli studenti un’esperienza interdisciplinare e multiculturale di formazione e ricerca, con l’obiettivo di approfondire le problematiche legate alla salvaguardia degli oceani e degli ambienti costieri, stimolando al tempo stesso la progettazione di soluzioni innovative e sostenibili.

Il percorso ULISSES si articola in due fasi: una prima fase di e-learning di circa dieci settimane, con lezioni tenute da esperti internazionali su temi scientifici e ambientali, e una seconda fase intensiva di tre settimane in presenza a Lisbona, durante la quale gli e le studenti, in team internazionali, sviluppano soluzioni innovative al problema ambientale proposto e le presentano a una commissione. 
Quest’anno il tema della competizione è stato “Oceani senza plastica”, con particolare attenzione all’inquinamento da nurdles: minuscoli granuli di plastica di 2-5 millimetri utilizzati come materia prima per la produzione industriale, che in caso di sversamenti accidentali in mare causano gravi danni agli ecosistemi e all’intera catena alimentare.

Tra i 32 studenti selezionati a livello internazionale, il team di Salvatore Tartaglia, ribattezzato Sirens, si è distinto come vincitore di ULISSES 2025, proponendo una soluzione innovativa per il contenimento e il monitoraggio dei nurdles in caso di incidenti marittimi. Del gruppo facevano parte anche David Woellner (Technische Universität Darmstadt, Germania), Francisca dos Santos Miranda (Universidade de Lisboa, Portogallo), Olga Guinart Gutiérrez (Universitat Politècnica de Catalunya, Spagna), Vera Haerle (KTH Royal Institute of Technology, Svezia) e Weronika Łoś (Wrocław University of Science and Technology, Polonia).

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Schema del prototipo ideato dal team vincitore di ULISSES 2025 per il contenimento e il monitoraggio dei nurdles: un sistema modulare costituito da sacche in rete Dyneema da 3 mm, collegate tramite corde elastiche e moschettoni, equipaggiate con GPS tracker e boa galleggiante con gonfiatore automatico per la localizzazione e il rapido intervento in caso di sversamenti in mare
Schema del prototipo ideato dal team vincitore di ULISSES 2025 per il contenimento e il monitoraggio dei nurdles

Il progetto vincitore prevede la realizzazione di borse in rete Dyneema, un materiale riciclato e resistente, di uso comune in ambito nautico, capaci di contenere i sacchi di nurdles da 25 kg. Le borse, collegate tra loro tramite cavi, formano un sistema modulare compatibile con i pallet da trasporto. Il prototipo sviluppato dal team presenta alle sue estremità un localizzatore GPS e una boa che si aziona a seguito di uno sbalzo pressorio causato da un eventuale incidente: in caso di sversamento, quindi, la boa si attiva immediatamente, facendo emergere e aprire le sacche, così da coprire la massima area possibile; allo stesso tempo, il GPS fornisce dati di localizzazione in tempo reale, consentendo un rapido monitoraggio e recupero dei nurdles dispersi. 
Il sistema consente anche alle aziende che lavorano nella produzione o nell’acquisto dei granuli di plastica di prevenire la loro fuoriuscita in mare e di monitorarne la posizione qualora accidentalmente si verifichi un imprevisto. Questa soluzione si distingue per l’impatto ambientale ed economico ridotto, grazie all’uso di materiali riciclati e a un meccanismo semplice, per la replicabilità industriale, in quanto facilmente integrabile nei sistemi di trasporto attuali, e per l’efficacia nella prevenzione e nella risposta agli sversamenti, rendendo i nurdles rintracciabili e recuperabili, cosa impossibile con le tecnologie tradizionali.

Il successo del team rappresenta non solo un importante contributo alla lotta contro l’inquinamento marino, ma anche un riconoscimento del valore della formazione interdisciplinare e internazionale promossa dall’alleanza UNITE! e dal Politecnico. Un risultato che prova come scienza e creatività possano affrontare con efficacia le sfide ambientali più urgenti. 

“La partecipazione al progetto Ulisses è stata un arricchimento a livello umano, relazionale e professionale”, racconta Salvatore Tartaglia, e continua: “Da studente di architettura per la sostenibilità al Politecnico di Torino, ho messo in pratica le mie competenze che hanno contribuito alla definizione della soluzione vincente, alla sua progettazione e modellazione tridimensionale del prototipo e ai renders fotorealistici. Inoltre, le conoscenze nell’ambito della sostenibilità ambientale e la mia grande passione per il mare con cui sono cresciuto a stretto contatto da quando ero piccolo, mi hanno aiutato a contribuire attivamente allo studio ed alla definizione delle specie marine coinvolte nell’ipotetico incidente definito nella regione del Ross Gyre nell’Oceano Pacifico sud-occidentale. Con il contributo di Vera e Francisca, due mie colleghe del team esperte in biodiversità marina, abbiamo predetto quali specie marine potessero essere le più esposte all’inquinamento e che tipo di studi fare per attestare la presenza di microplastiche all’interno di esse.”