Al via SHARP LAB, il nuovo centro interuniversitario sugli spazi religiosi condivisi
Come si trasformano gli spazi religiosi quando vengono condivisi da comunità diverse? In che modo architettura, storia, geografia e scienze sociali possono contribuire a comprendere fenomeni che intrecciano identità, patrimonio culturale, convivenza e trasformazioni urbane?
A cercare risposte a queste domande è il SHARP LAB – SHAred Religious Places LABoratory, il Centro Interuniversitario di Studi e di Ricerca sugli Spazi Religiosi Condivisi, una rete di ricerca attiva da anni che oggi assume una veste istituzionale grazie alla convenzione siglata tra il Politecnico di Torino, l'Università Roma Tre, l'Università di Torino e la Sapienza Università di Roma. Il Centro è intitolato alla memoria di Luca Bossi, sociologo delle religioni e delle migrazioni scomparso nel 2025, i cui studi hanno contribuito ad approfondire i temi del pluralismo religioso, della diversità culturale e dell'inclusione sociale.
Promotrice dell'iniziativa è Maria Chiara Giorda, professoressa dell'Università Roma Tre, che ha coordinato la collaborazione tra gli atenei coinvolti, consolidando un percorso di ricerca già avviato negli anni precedenti. Per il Politecnico fanno parte del Consiglio Scientifico del Centro il professor Andrea Longhi del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio-DIST e il professor Daniele Campobenedetto del Dipartimento di Architettura e Design-DAD. La partecipazione dell'Ateneo rafforza il contributo dell'architettura, della progettazione urbana e della tutela del patrimonio culturale nello studio degli spazi religiosi condivisi, in dialogo con le competenze storico-religiose, antropologiche, geografiche e sociologiche degli altri atenei partner.
Il Centro riunisce, infatti, studiose e studiosi provenienti da ambiti disciplinari diversi con l'obiettivo di promuovere, coordinare e sviluppare la ricerca sugli spazi religiosi condivisi adottando una prospettiva interdisciplinare e comparativa che abbraccia contesti storici e geografici differenti. Al suo interno convergono competenze che spaziano dalla storia alla geografia, dall'antropologia alla sociologia, dal diritto all'archeologia, fino all'architettura, alla storia dell'arte e alle digital humanities, favorendo il dialogo tra discipline e istituzioni.
Al centro dell'attività di ricerca vi sono gli spazi religiosi condivisi, ossia luoghi utilizzati, rivendicati o vissuti contemporaneamente da due o più comunità religiose. Non si tratta soltanto di edifici di culto storici, ma anche di cappelle multiconfessionali, sale interreligiose e nuovi spazi progettati per favorire il dialogo tra fedi differenti.
L'obiettivo del Centro è comprendere questi luoghi nella loro complessità, superando interpretazioni che li descrivono esclusivamente come simboli di conflitto o, al contrario, di convivenza armoniosa. La condivisione viene infatti analizzata come un fenomeno dinamico, che cambia nel tempo e nello spazio e riflette processi sociali, politici, culturali e religiosi in continua evoluzione. Gli spazi religiosi condivisi possono essere teatro di pratiche rituali comuni e forme di coesistenza pacifica, ma anche diventare oggetto di contesa e generare tensioni tra comunità diverse.
"La convivenza di religioni diverse nello spazio pubblico viene ora spesso considerata una questione divisiva, mentre costituisce uno dei cardini storici della qualità della vita delle società complesse e dei paesaggi urbani. – spiega Andrea Longhi, professore di Storia dell’Architettura al DIST – Nell'interpretazione del fenomeno della condivisione degli spazi di culto e di relazione, le discipline che studiano l’architettura e la città possono offrire contributi preziosi di studio e di strategia, e in tale direzione va il ruolo del Politecnico all'interno del centro interuniversitario. L'analisi storico- architettonica e urbana può decostruire luoghi comuni, tradizioni inventate e conflitti strumentali, aiutando le comunità a dare valore e qualità ai propri luoghi di relazione e di culto, coerenti con la loro storia e con le sfide attuali”.
Daniele Campobenedetto, professore di Composizione Architettonica e Urbana del DAD aggiunge: "Le discipline del progetto possono offrire un contributo non tanto nel senso della pianificazione di una trasformazione o della proiezione nel futuro di uno stato desiderato. In uno spazio fisico attraversato da molti conflitti, infatti, ci si potrebbe chiedere: stato desiderato da chi? E per chi? In questo contesto, il progetto può essere praticato soprattutto come descrizione di futuri possibili, capaci di porre domande e sollevare questioni sul presente. Nella descrizione dei “modi di stare” nella società dei fenomeni religiosi, delle persone coinvolte e delle pratiche vissute, lo spazio e il progetto della sua trasformazione assumono un ruolo essenziale, poiché consentono di rappresentare in maniera comprensibile situazioni complesse e potenzialmente conflittuali”.
La natura interdisciplinare del Centro si traduce anche nell'impiego di metodologie e strumenti innovativi che integrano le scienze umane e sociali con le digital humanities. Rilievi tridimensionali, fotogrammetria, modellazione digitale, ricostruzioni virtuali e archivi digitali consentono di documentare, analizzare e valorizzare il patrimonio degli spazi religiosi condivisi, mentre lo scambio di competenze e materiali tra le diverse unità di ricerca e la promozione di iniziative scientifiche e divulgative rafforzano una rete di collaborazione attiva a livello nazionale e internazionale.
Le attività prenderanno avvio a partire dal mese di settembre e si articoleranno in progetti di ricerca congiunti, seminari, convegni e iniziative di disseminazione aperte anche al pubblico. Un programma che si inserisce pienamente nell'ambito della Terza Missione e delle attività di Public Engagement del Politecnico, con l'obiettivo di condividere con la società i risultati della ricerca e promuovere una riflessione sui temi del pluralismo religioso, del patrimonio culturale e del dialogo tra comunità.
“Tali questioni attraversano sempre più da vicino la società contemporanea e richiedono strumenti di conoscenza, confronto e ricerca per comprendere le trasformazioni in atto e favorire una convivenza consapevole e inclusiva. – dichiara Stefano Sacchi, Vicerettore per la Società, la Comunità e per l'Attuazione del programma – La nascita del Centro SHARP-LAB è testimonianza di quanto il nostro Ateneo, attraverso le sue migliori competenze, sia impegnato e determinato a promuovere il dialogo tra individui e tra comunità, e a contribuire a rafforzare la coesione sociale”.
Crediti della foto di copertina: Fieldwork Rome 2023, 2024 - Centro SHARP LAB