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Pier Paolo Pasolini e la città. Da Orte a Torino: attualità di un pensiero
Venerdì 20 marzo 2026, alle ore 18.00, si svolgerà l'evento dal titolo Pier Paolo Pasolini e la città. Da Orte a Torino: attualità di un pensiero. L'evento sarà un dibattito con Valeria Cottino, Architettura senza Frontiere Piemonte, Guido Montanari, Storico dell'Architettura - Politecnico di Torino e Maria Teresa Roli, architetta, APTO, Italia Nostra, in occasione della mostra di Gianluca Costantini "Diario segreto di Pasolini".
Partendo dal film La forma della città (RAI 1973) di Pier Palo Pasolini sul paesaggio di Orte, il dibattito vuole proporre una riflessione attuale sui processi di trasformazione urbana e del territorio. Per Pasolini la città non è solo uno spazio fisico, ma soprattutto uno spazio sociale e culturale in cui si manifestano le profonde trasformazioni antropologiche della società italiana negli anni del dopoguerra e del “boom economico”: urbanizzazione, migrazioni interne, nascita delle periferie e diffusione della cultura di massa.
Nei suoi primi romanzi, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), le borgate di Roma sono espressione di uno spazio diviso: il centro borghese e istituzionale, le periferie povere, dove si trova un sottoproletariato urbano emarginato, ma anche di forte vitalità culturale e linguistica. In film come Accattone (1961) e Mamma Roma (1962) la periferia urbana è un mondo tragico, ma dotato di una propria dignità e umanità. Negli scritti degli anni Settanta (Scritti corsari, Lettere luterane e il romanzo incompiuto Petrolio) Pasolini denuncia l’espansione edilizia incontrollata lungo le coste e nelle campagne, il degrado dei centri storici, la costruzione di quartieri intensivi, la perdita delle identità locali. Dal suo sguardo emerge una “modernità senza progresso”: la città perde il suo carattere umano e storico, l’urbanistica diventa uno strumento del profitto, le culture popolari tradizionali spariscono e si diffonde un’omologazione culturale tipica del capitalismo consumistico. Orte, cittadina del Lazio arroccata su uno sperone di tufo ha una forma compatta e armonica, modellata nei secoli, parte integrante del paesaggio della valle del Tevere. Pasolini si colloca davanti al panorama della città e spiega perché questa forma urbana possiede un equilibrio che viene distrutto dalle nuove costruzioni moderne. Per Pasolini il problema non è solo estetico: la distruzione dei paesaggi storici significa perdita di memoria e omologazione culturale, esempio di ciò che stava accadendo in tutta Italia.
Le riflessioni di Pasolini anticipano molti temi oggi centrali quando si parla di città e territorio: degrado dell’ambiente, tutela del paesaggio storico, critica alla speculazione immobiliare. Temi attualissimi in un Paese che non tutela il suolo dal suo consumo incontrollato, che non riesce a controllare e ridistribuire il plusvalore immobiliare, che non garantisce il diritto alla casa e ad un ambiente salutare.
Il dibattito porterà anche a parlare di Torino, del progetto del suo nuovo Piano regolatore che sembra ispirato a salvaguardare profitti privati piuttosto che a promuovere una città più giusta e democratica.
Al termine del dibattito seguirà un aperitivo
Partendo dal film La forma della città (RAI 1973) di Pier Palo Pasolini sul paesaggio di Orte, il dibattito vuole proporre una riflessione attuale sui processi di trasformazione urbana e del territorio. Per Pasolini la città non è solo uno spazio fisico, ma soprattutto uno spazio sociale e culturale in cui si manifestano le profonde trasformazioni antropologiche della società italiana negli anni del dopoguerra e del “boom economico”: urbanizzazione, migrazioni interne, nascita delle periferie e diffusione della cultura di massa.
Nei suoi primi romanzi, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), le borgate di Roma sono espressione di uno spazio diviso: il centro borghese e istituzionale, le periferie povere, dove si trova un sottoproletariato urbano emarginato, ma anche di forte vitalità culturale e linguistica. In film come Accattone (1961) e Mamma Roma (1962) la periferia urbana è un mondo tragico, ma dotato di una propria dignità e umanità. Negli scritti degli anni Settanta (Scritti corsari, Lettere luterane e il romanzo incompiuto Petrolio) Pasolini denuncia l’espansione edilizia incontrollata lungo le coste e nelle campagne, il degrado dei centri storici, la costruzione di quartieri intensivi, la perdita delle identità locali. Dal suo sguardo emerge una “modernità senza progresso”: la città perde il suo carattere umano e storico, l’urbanistica diventa uno strumento del profitto, le culture popolari tradizionali spariscono e si diffonde un’omologazione culturale tipica del capitalismo consumistico. Orte, cittadina del Lazio arroccata su uno sperone di tufo ha una forma compatta e armonica, modellata nei secoli, parte integrante del paesaggio della valle del Tevere. Pasolini si colloca davanti al panorama della città e spiega perché questa forma urbana possiede un equilibrio che viene distrutto dalle nuove costruzioni moderne. Per Pasolini il problema non è solo estetico: la distruzione dei paesaggi storici significa perdita di memoria e omologazione culturale, esempio di ciò che stava accadendo in tutta Italia.
Le riflessioni di Pasolini anticipano molti temi oggi centrali quando si parla di città e territorio: degrado dell’ambiente, tutela del paesaggio storico, critica alla speculazione immobiliare. Temi attualissimi in un Paese che non tutela il suolo dal suo consumo incontrollato, che non riesce a controllare e ridistribuire il plusvalore immobiliare, che non garantisce il diritto alla casa e ad un ambiente salutare.
Il dibattito porterà anche a parlare di Torino, del progetto del suo nuovo Piano regolatore che sembra ispirato a salvaguardare profitti privati piuttosto che a promuovere una città più giusta e democratica.
Al termine del dibattito seguirà un aperitivo