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28/04/2026
Ricerca e innovazione

Un chip “aperto” e personalizzabile per l’industria del futuro

Un chip adattabile alle esigenze delle aziende, progettato per essere flessibile, personalizzabile e sostenibile nei costi. È il risultato della ricerca condotta dal Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni-DET, nell’ambito del Partenariato esteso SERICS - Security and Rights in CyberSpace, progetto PNRR finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca-MUR. Il chip, denominato Polheepo, è attualmente in fase di test e potrebbe essere disponibile sul mercato entro la fine dell’anno. 

Abbiamo ottenuto un circuito integrato digitale che ha diversi elementi di potenziale interesse per le imprese e che si riassumono in una grande flessibilità d’uso oltre che nella possibilità di personalizzare il chip per specifiche esigenze produttive”, spiega Maurizio Martina, docente del DET e responsabile della ricerca condotta da dottorande e dottorandi del Dipartimento di Ateneo.

La flessibilità del chip Polheepo deriva dal suo design, sviluppato grazie all’architettura aperta RISC-V, lo standard aperto per creare processori che esegue istruzioni “open” ed è modificabile senza difficoltà sulla base delle specifiche esigenze d’uso. “RISC-V è ormai un’architettura abbastanza matura: su questa base, il Politecnico con altri attori, sia pubblici che privati, sta costruendo un ecosistema anch’esso aperto che permetta di sfruttarne al meglio le potenzialità”, sottolinea Luigi Giuffrida, dottorando del DET, che aggiunge: “Ora il punto è costruire le applicazioni pratiche che rendono RISC-V una grande risorsa per le aziende”. Per questa ragione, il gruppo di ricerca ha integrato sul processore RISC-V acceleratori per l’Intelligenza Artificiale e per la crittografia post-quantistica, che forniscono prestazioni di grande interesse per la stragrande maggioranza di applicazioni edge, embedded e a basso consumo di energia, in molteplici settori. 

I chip oggi in commercio offrono ottime prestazioni ma con una limitazione rilevante: tutti sono stanzialmente chiusi e difficilmente personalizzabili – osserva il professor MartinaOgni modifica può essere eseguita solo in presenza di competenze molto specifiche e costi importanti”. 

Il team del DET ha già testato le funzionalità di base del chip Polheepo e ha avviato i primi test sulle schede ingegnerizzate, in previsione di esperimenti in campo biomedicale e agricolo. 

Per fine 2026 potremo iniziare a lavorare anche con le aziende, modificando questo chip o magari sviluppando nuovi acceleratori – conclude il professor Martina Tenendo conto che in linea teorica possiamo lavorare su tutti i settori”.