Politecnico di Torino logo
Imprese-PoliTO-Muviq.jpeg
26/02/2026
Ricerca e innovazione

L’esperienza Muviq-Politecnico, alta tecnologia e solida cultura scientifica

Quella della collaborazione tra Muviq e Politecnico, in particolare il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS e il Centro Interdipartimentale CARSè un’esperienza con oltre 25 anni di proficuo lavoro alle spalle fondato sulla qualità delle persone prima ancora che sulle conoscenze scientifiche e di ricerca. Oggi, questa esperienza costituisce un buon esempio di quanto è possibile raggiungere quando imprese e università trovano spazi comuni di lavoro.

Abbiamo cominciato con contratti limitati e specifici su alcuni progetti di ricerca e accompagnando alcuni studenti con le loro tesi. Tutto poi ha assunto una forma più completa nel 2020 con un Accordo di Partnership”, spiega Federico Licata, Direttore per l’innovazione e manager IP di Muviq, azienda leader per le soluzioni innovative dedicate alla mobilità. 

L’attività, inizialmente concentrata sulla meccanica, si è presto evoluta verso la meccatronica per l’automotive, seguendo l’andamento del mercato e il progresso tecnologico. Ma perché attivare una collaborazione con il Politecnico? Licata non ha dubbi: “Un’impresa – spiega – non può avere competenze così profonde e trasversali come quelle di un ateneo importante come il Politecnico: abbiamo certamente capacità tecniche e tecnologiche ma possiamo, com’è accaduto, trovarci davanti a nuove sfide da affrontare ed essere carenti sulle competenze che occorrono per affrontarle. Oltre a questo, il Politecnico ha un approccio rigorosamente scientifico che un’azienda non riesce a raggiungere con il livello di dettaglio che invece può servire”. 

Un punto cruciale, questo, che riguarda un aspetto specifico dell’attività d’impresa: accanto all’ingegnerizzazione del prodotto, serve anche la comprensione piena delle caratteristiche dello stesso e dell’ambito in cui viene collocato. “Per noi la simulazione del sistema nel quale il nostro prodotto dovrà funzionare è stata spesso l’elemento che ci ha permesso di acquisire più competitività sul mercato”, sottolinea Federico Licata.

Importanti anche le ricadute per il Politecnico. “Negli anni abbiamo costruito e sperimentato una modalità di lavoro per noi altamente innovativa: la creazione di gruppi di lavoro composti da nostri ricercatori e ricercatrici e da tecnici aziendali. Abbiamo superato il semplice ‘lavoro su commessa’ in cui i ricercatori lavorano autonomamente per ottenere una soluzione per arrivare a progetti che sono portati avanti da gruppi composti da persone e infrastrutture miste Politecnico - Azienda”, spiega Andrea Tonoli, docente del DIMEAS, che fa notare come ormai al Politecnico vi siano tecnici di Muviq che lavorano quotidianamente in uffici condivisi. La “visibilità” su temi e approcci propri di un’impresa, aggiunge poi altri vantaggi per la ricerca e la didattica del Politecnico. 

Due esempi possono chiarire ulteriormente quanto è stato raggiunto. Muviq, infatti, ha finanziato una posizione di docenza specifica all’interno del Politecnico fondata proprio sul lavoro comune condotto negli anni. “Si tratta di un’iniziativa di grande pregio e fuori dagli schemi che dimostra il grado di collaborazione che abbiamo raggiunto – sottolinea Nicola Amati, anch’egli docente del DIMEAS e coordinatore del Centro CARS – Oltre alla posizione di docenza, Muviq sostiene anche alcune borse di dottorato nell’ambito dei temi di ingegneria dell’autoveicolo per sviluppare argomenti congiunti di ricerca”.

Il secondo esempio riguarda un progetto finanziato dalla Regione Piemonte - Piattaforme Tecnologiche: AUTO-ECO, nel quale Muviq e CARS hanno sviluppato, insieme ad altri partner del territorio, una nuova powertrain ibrida su un veicolo commerciale (un Iveco Daily), capace di integrare la guida assistita con l’aumento dell’efficienza energetica e il controllo delle emissioni

Oggi, a seconda del tema da affrontare, nell’attività congiunta Muviq-Politecnico sono coinvolte dalle 10 alle 15 persone che lavorano condividendo progetti e modalità di esecuzione degli stessi, mettendo in comune competenze diverse e complementari con visioni diversificate del complesso tema dell’autoveicolo

Una condizione sintetizzata efficacemente da Licata, Tonoli e Amati che concordano: “Gli accademici sentono la necessità di comprendere il contesto dell’impresa e il suo modo di pensare; i tecnici aziendali hanno bisogno di avere un legame stretto con la ricerca e l’accademia per avere un riscontro scientifico su ciò che fanno”. In questo modo, il “prodotto” della collaborazione non è solo un oggetto materiale ad alta tecnologia, ma una crescita culturale e umana difficilmente ottenibile in altro modo.