Ecosistema della ricerca: il piano strategico dell’Ateneo per valorizzare competenze e territorio
Quali prospettive si aprono oggi per dottorandi e post-doc in un sistema universitario attraversato dal tema del precariato e dalla riduzione dei finanziamenti? In una fase delicata, segnata anche dall’espansione delle posizioni di ricerca attivate con il PNRR e dalle criticità del reclutamento nella fase successiva ai finanziamenti straordinari, il Politecnico di Torino mette in campo un insieme coordinato di azioni virtuose con un focus sul personale dottorando e post-dottorale.
Su proposta di Silvia Lanteri, Maria Ferrara e Cristina Trey, rappresentanti dei dottorandi, assegnisti e ricercatori in Senato Accademico, il Senato ha approvato all’unanimità l’attivazione di tre tavoli strategici con l’obiettivo di ripensare la macchina universitaria e affrontare in modo strutturato il tema del precariato e della sostenibilità del sistema ricerca.
I tre tavoli operano su livelli differenti e complementari.
Il primo tavolo è dedicato a una riflessione sul piano nazionale: affronta il tema delle politiche per la ricerca e delle istanze da portare a livello ministeriale, con l’obiettivo di valorizzare il titolo di dottorato e le attività post-doc, e individuare possibili misure da proporre al MUR, anche sollecitando finanziamenti aggiuntivi e contribuendo a una visione di sistema più sostenibile.
Il secondo, di carattere locale-territoriale, è orientato a rafforzare il dialogo con il tessuto produttivo e istituzionale regionale, valorizzando i profili dei ricercatori – a partire dal dottorato – e promuovendone l’inserimento nella classe dirigente, sia nel settore privato, sia in futuro in quello pubblico.
Il terzo tavolo, dedicato alla riflessione su quanto avviene all’interno dell’Ateneo, è orientato a individuare azioni concrete istituzionali per far fronte alla riduzione dei finanziamenti derivanti dal PNRR, definire strumenti di cofinanziamento e rafforzare in modo strutturato le misure di supporto al personale pre-ruolo.
I tavoli sono già stati avviati nella prima metà del mese di febbraio 2026: si tratta di incontri di avvio che coinvolgono il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione, figure della Governance e della Consulta Giovani, con l’obiettivo di tradurre rapidamente il confronto in proposte operative.
Tra le azioni più avanzate c’è il sostegno al Bando MATCHIN – Mobilizing Advanced Talents for Competence and High INnovation della Regione Piemonte, che si inserisce all’interno del ragionamento del tavolo su scala locale-territoriale: uno strumento di raccordo tra domanda e offerta di alta qualificazione.
A illustrare le prime fasi di attuazione e le prospettive di sviluppo dell’iniziativa è Silvia Lanteri: “Il lavoro di raccordo con il tessuto produttivo piemontese è già stato avviato, con un coinvolgimento iniziale delle piccole e medie imprese. Nei prossimi mesi si lavorerà per estendere progressivamente l’attività anche alla Pubblica Amministrazione e agli enti territoriali, come la Regione e i piccoli Comuni, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente le opportunità di inserimento professionale e consolidare il dialogo tra ricerca e territorio”.
Ricercatrici e ricercatori dell’Ateneo possono consultare, attraverso uno spazio virtuale riservato, le sfide di innovazione pubblicate dalle imprese, finalizzate alla ricerca di competenze altamente qualificate. Le opportunità riguardano ambiti strategici di sviluppo tecnologico e organizzativo, rispetto ai quali è richiesto un contributo scientifico avanzato, sia in termini di inserimento diretto sia di mobilità temporanea. A svolgere un ruolo centrale è il Career Hub, nato negli ultimi mesi per costruire un vero e proprio ecosistema del talento e favorire connessioni stabili tra ricercatori, imprese, enti e istituzioni. Attraverso l’Anagrafe della Ricerca, il Career Hub individua i profili coerenti con le opportunità pubblicate e ne promuove la visibilità, facilitando un matching mirato e qualificato.
Il Bando MATCHIN della Regione Piemonte risponde a una duplice esigenza: offrire un sostegno concreto in una fase di transizione per il sistema della ricerca e, al tempo stesso, rafforzare il ruolo dell’Università come ponte tra formazione avanzata e tessuto produttivo, come sottolinea il Rettore Stefano Corgnati: “Investire su chi fa ricerca significa investire sul futuro del Paese. Il Politecnico conferma, con azioni concrete, la propria funzione di collegamento tra alta formazione e sistema produttivo, favorendo un dialogo strutturato con le imprese che esprimono una domanda crescente di profili altamente qualificati. Prendersi cura di chi formiamo significa garantire che le competenze maturate in Ateneo siano riconosciute e valorizzate, creando condizioni reali per un inserimento professionale coerente con il livello di specializzazione acquisito e contribuendo in modo diretto allo sviluppo e alla competitività del territorio”.
Un’iniziativa importante della Regione, che mette a disposizione delle imprese 5 milioni di euro per l’assunzione diretta o per la mobilità temporanea di ricercatrici o ricercatori con il preciso obiettivo di accrescere la capacità di innovazione aziendale. Ad illustrare l’impegno dell’Ateneo per la sua messa a terra è la Vicerettrice per l’Innovazione scientifica e tecnologia Giuliana Mattiazzo che dichiara: “MATCHIN rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione piemontese. Il valore del Politecnico risiede innanzitutto nelle competenze del proprio personale di ricerca: mettere queste competenze a disposizione delle PMI significa sostenere la loro capacità di affrontare sfide complesse e accelerare i processi di innovazione. Un ricercatore è formato per analizzare problemi articolati, individuare soluzioni originali e aprire nuove traiettorie di sviluppo. Allo stesso tempo, la misura offre ai ricercatori un’importante occasione di crescita professionale in contesti diversi dall’università, contribuendo a costruire un dialogo strutturato e duraturo tra mondo accademico e sistema produttivo, a beneficio della competitività del territorio”.