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31/03/2026
In Ateneo

A Torino uno “Spazio Comune” progettato dal Politecnico per accogliere i rifugiati

Uno spazio pensato e realizzato per accogliere le persone, farle sentire ascoltate e riconosciute come cittadini, aiutarle nel loro percorso di vita, cittadinanza e lavoro in una società diversa da quella di origine. È il traguardo raggiunto a Torino con “Spazio Comune”, un centro multifunzionale promosso dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, e dall’Amministrazione Comunale, con il forte sostegno progettuale del Dipartimento di Architettura e Design-DAD del Politecnico.

“Spazio Comune”, attivo a Torino presso la sede del Servizio Stranieri della Città, in via Bologna 49/A, è un luogo dove sono concentrati i servizi fondamentali per l’integrazione: uno spazio aperto a persone migranti e rifugiate e cittadini stranieri possono trovare risposte ai propri bisogni di integrazione nella comunità che li accoglie. Rivolgendosi a “Spazio Comune” si può accedere ai progetti coordinati dalla Città e a sportelli di supporto amministrativo e tutela legale, orientamento al servizio sanitario e ai servizi anagrafici, a percorsi di formazione, inclusione lavorativa e socializzazione. L’iniziativa fa parte di un più vasto programma dell’UNHCR realizzato anche a Bari, Bologna, Brescia, Milano, Napoli, Roma e Palermo, ma che a Torino ha assunto tratti particolari anche grazie all’intervento progettuale dell’Ateneo. 

Cristian Campagnaro, docente del DAD, che ha seguito la realizzazione di “Spazio Comune” con l’assegnista del DAD Nicolò Di Prima ed altri colleghi, precisa che si tratta di “un percorso di rifunzionalizzazione concretizzato partendo dall’ascolto delle persone e degli operatori degli uffici coinvolti e proseguito quindi con un progetto che ha come obiettivo la migliorata fruibilità del luogo, attraverso un design completo degli spazi, dei flussi e dei servizi, per accogliere e sostenere le persone. Abbiamo lavorato su due fronti, pensando cioè a chi deve fruire dei servizi offerti e a chi lavora all’erogazione degli stessi. Tutto con un solo obiettivo: il benessere e il riconoscimento delle persone”. 

Il DAD ha quindi affrontato il tema della riqualificazione dello spazio a più livelli: la diversa sistemazione degli arredi e la dotazione di nuove attrezzature; lo studio dei colori e dei sistemi di orientamento per accrescere l’accoglienza e la riconoscibilità delle funzioni, e facilitare gli spostamenti delle persone; la revisione dell’organizzazione dei flussi e dei diversi luoghi. “Abbiamo lavorato cercando di mettere in pratica i concetti di bellezza, comfort e accessibilità”, sintetizza il professor Campagnaro. L’attività del DAD è stata resa possibile all’interno di un Accordo Quadro con il Comune di Torino che ha consentito anche una serie di sperimentazioni su servizi e modelli di accompagnamento. Il risultato dell’intervento del Politecnico ha ricevuto riscontri importanti da parte delle istituzioni.

L’esperienza di ‘Spazio Comune’ è veramente straordinaria ma non nasce dal nulla, perché fa parte di una storia di collaborazione e di lavoro integrato avviata da oltre 10 anni, nata nell’ambito dei  Servizi Sociali della Città di Torino rivolti alla grave marginalità adulta e alle persone più fragili”, sottolinea Uberto Moreggia, dirigente del Servizio stranieri e promozione della coesione sociale del Comune di Torino, che precisa: “Poter lavorare insieme al Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico ci ha permesso di essere accompagnati con un approccio scientifico molto diverso dal solito,  perché l’apporto non si è limitato e non si limita ad  un intervento di ricerca puramente accademica, ma ha visto e vede ricercatori, studenti e docenti  dentro ai nostri servizi, a fianco e vicino a chi eroga e a chi  usufruisce dei servizi, aiutandoci concretamente a facilitare i percorsi di accesso, comprendere i bisogni e a valutare e migliorare le azioni e le metodologie dei  nostri interventi”. 

Alla base di tutto, viene precisato da Comune e Politecnico, l’intento di fondare sulla bellezza – intesa qui come qualità dei luoghi e accessibilità degli stessi – un approccio diverso verso le persone a rischio di esclusione, caratterizzato da uno sguardo differente sui bisogni dei singoli, basato sulla necessità di riconoscimento della dignità delle persone anche se sono in grande difficoltà. Ancora dagli uffici dell’Amministrazione Comunale tengono a sottolineare come accanto all’approccio scientifico vi sia stato un approccio relazionale ed empatico. “C’è stato – aggiunge Moreggiaun lavoro di rifunzionalizzazione non solo strutturale ma anche dei servizi e del lavoro delle persone. Elemento importante dell’intervento è che la coprogettazione ha coinvolto non solo molti organismi ed enti del terzo settore, ma ha anche evidenziato la centralità del contributo dei cittadini e degli operatori dei servizi.”. Un approccio che l’Amministrazione ritiene fondamentale per il design di servizi ed interventi rivolti a persone che per molteplici fattori, tra cui quelli connessi alle storie di migrazione, risultano più fragili e in difficoltà nell’accedere pienamente ai diritti di cittadinanza e ai servizi del welfare.

Oltre alle istituzioni (Comune, Prefettura, Questura, Regione Piemonte, Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale, ASL “Città di Torino”, Agenzia Piemonte Lavoro, Ires Piemonte, Agenzia delle Entrate e Fondazione Compagnia di San Paolo), firmatarie di un protocollo nel 2025, partecipano al percorso di “Spazio Comune” anche altre organizzazioni, prima tra tutte la stessa UNHCR che ha incaricato l’associazione “Mosaico” – esperienza rara di associazione fondata e gestita da persone rifugiate a Torino – di contribuire alla realizzazione e allo sviluppo del progetto; mentre gli interventi di trasformazione – decorazioni e allestimenti – di “Spazio Comune” sono stati sostenuti economicamente dalla Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza ETS.

“Spazio Comune” si colloca nella strategia di UNHCR per l’integrazione delle persone rifugiate in Italia. Avviata nel 2021, l’azione prevede il rafforzamento e l’apertura di centri polifunzionali per le persone rifugiate. “La differenza rispetto ad altre iniziative simili – spiega Massimo Gnone Integration Associate di UNHCR – sta nel forte coinvolgimento non solo dell’ente locale ma anche nella creazione di una rete locale di attori fondamentale per lo sviluppo dei servizi disponibili nel centro. Caratteristica importante di ‘Spazio Comune’ è l’impegno a rafforzare la partecipazione attiva delle persone rifugiate. Sicuramente, la collaborazione tra Comune di Torino e Politecnico fondata sull’idea di ‘costruire bellezza’ ha fatto la differenza”. 

Adesso, la logica transdisciplinare e multilivello con cui “Spazio Comune” è stato progettato e realizzato qui a Torino può essere replicata in altri contesti e servizi.