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13/01/2026
Ricerca e innovazione

Reti wireless per monitorare i parametri climatici del territorio

Usare la tecnologia wireless per monitorare i parametri fondamentali del clima anche nei territori più difficili, razionalizzare le coltivazioni e contribuire al miglioramento delle condizioni di vivibilità e produzione. È il traguardo raggiunto dal lavoro condotto dal Laboratorio iXem, guidato da un gruppo di ricerca che opera dal 2004 al Politecnico e i cui risultati sono ormai applicabili in molte aree del Paese.

“Uno degli obiettivi principali nella gestione dei territori periferici è quello della conduzione delle attività produttive agricole che oggi, a differenza di un tempo, coinvolgono un numero ridotto di persone e necessitano di un grado crescente di automazione – spiega Daniele Trinchero, docente presso il Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni-DET e fondatore e responsabile dal Laboratorio iXem – Il nostro lavoro sulle telecomunicazioni e sulle reti wireless ha consentito di mettere a punto tecnologie che aiutano l’introduzione dell’automazione superando le difficoltà generate dal divario digitale di cui soffrono ancora molte aree del Paese”.

Alla base di quanto messo a punto è la tecnologia senza fili, che ha il pregio di essere a basso costo, e quindi sviluppabile con investimenti minimi, oltre che applicabile anche in aree in cui la rete internet è assente oppure limitata. Questa tecnologia, in particolare, può rendere più efficiente la produzione agricola, soprattutto in collina, nelle aree periferiche, in quelle con difficoltà di accesso e nelle isole.
Le soluzioni del gruppo di ricerca sono ormai diffuse in tutta Italia, con più di 500 sensori dispiegati sul territorio.

La ricerca di iXem, volta alla semplificazione e all’efficienza, trova applicazione in una serie di sensori alimentati da semplici batterie alcaline, in grado di trasmettere i dati rilevati a una piattaforma pubblica a disposizione della comunità: non solo quindi ai produttori agricoli ma anche ai residenti nel territorio oggetto del monitoraggio. Ad essere monitorati sono i parametri fondamentali del clima: pioggia, vento, umidità, umidità fogliare, temperatura, umidità nel terreno ed esposizione solare. Due sono quindi i grandi vantaggi della tecnologia iXem: il basso costo e la capacità di trasmissione dei dati a grande distanza. 

Tra le diverse aree che sfruttano queste soluzioni innovative, due sono particolarmente significative: l’isola di Carloforte in Sardegna e le colline di Grana Monferrato in Piemonte, in questi luoghi infatti è iniziata la sperimentazione.

A Carloforte, nei terreni di un’azienda vitivinicola, sono stati collocati sensori che trasmettono dati ogni 10 minuti alla piattaforma pubblica a disposizione dei tecnici agricoli ma anche dei residenti. L’esperienza di Carloforte, la cui attività di rilevazione va avanti da circa sette anni, è stata di esempio per l’intera area del Sulcis. Negli ultimi mesi, gli stessi sensori sono applicati anche in terreni coltivati ad olivi. A proposito dell’attività condotta dal Politecnico, il Sindaco di Carloforte Stefano Rombi commenta: “Ci sono stati due livelli di collaborazione. La collocazione dei dispositivi è stata accolta con grande interesse dalla comunità che ne ha beneficiato nel suo complesso. In secondo luogo, lavorare con il Politecnico ha permesso al Comune di aprire altre strade a nuove attività e schemi di finanziamento prima inaccessibili”.

A Grana Monferrato, comune il cui territorio è collocato in una delle aree vitivinicole più importanti del Paese, sono stati invece installati sensori nei vigneti di 4-5 aziende distribuite in modo da coprire tutte le tipologie di aree collinari del territorio per circa 100 ettari. I sensori, anche in questo caso, trasmettono i dati alla piattaforma comune aperta a tutti e in grado di indicare le variazioni, anche minime, del clima in tutto il territorio comunale. In questo modo, vengono fornite inoltre indicazioni per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Dante Garrone, vignaiolo che ha preso parte alla sperimentazione, sottolinea l’utilità della rete di rilevazione del Politecnico che “per quanto riguarda il contenimento delle principali malattie della vite, ha consentito di passare da metodi empirici per il calcolo del rischio di attacco di particolari patogeni, come la Peronospora, a metodi molto più affidabili con il conseguente miglioramento della compatibilità ambientale delle coltivazioni. Una condizione importante anche tenendo conto del cambiamento climatico ormai in atto e della economicità della coltivazione”.

Due i punti fondamentali di quanto raggiunto dall’Ateneo. “Prima di tutto, la possibilità di monitoraggio costante – conclude il professor Trinchero – con la capacità di fruire della rilevazione anche in aree senza copertura di rete. In secondo luogo, grazie alle sperimentazioni locali, il Politecnico ha maturato un’esperienza importante, arrivando a collocare circa 500 sensori su tutto il territorio italiano. A questo modo si sono realizzate reti utili anche per la ricerca agronomica, che hanno contribuito alle attività del Centro Nazionale di Tecnologie per l’Agricoltura”.