Spedizione Rus sull'Adamello
02/08/2023
Campus Sostenibile

Climbing For Climate 5: la RUS - Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile - ritorna sui ghiacciai dell’Adamello

Gli atenei della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS), insieme all’Università degli Studi di Brescia (ideatore dell’iniziativa), Comitato Glaciologico Italiano e Club Alpino Italiano, nell’ambito della quinta edizione del Climbing for Climate (CFC) tornano sui ghiacciai del gruppo dell’Adamello a quattro anni dalla prima edizione dell’evento. L’obiettivo è aggiornare al 2023 il monitoraggio dell’avanzamento della fusione dei ghiacciai e lanciare un appello ai cittadini e alle Istituzioni per potenziare il contrasto alla crisi climatica, alla crisi ecologica e alla perdita di biodiversità, con particolare riferimento agli ambienti alpini e montani.

In base ai modelli matematici sviluppati dai ricercatori dell’Università di Brescia, ai rilievi glaciologici e alle proiezioni dei modelli climatici globali, si prevede che il Ghiacciaio dell’Adamello, il più grande ghiacciaio italiano (quindici chilometri quadrati di superficie), scomparirà̀ del tutto entro la fine del secolo, ma per buona parte entro i prossimi due decenni, per effetto del riscaldamento globale.

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), rispetto all’era preindustriale le temperature in questa regione delle Alpi sono già aumentate di due gradi, toccheranno i tre gradi centigradi entro il 2050 e tra tre e sei gradi alla fine del secolo, determinando così la scomparsa del Ghiacciaio dell’Adamello. Se non verranno messe in atto misure drastiche di decarbonizzazione, la perdita di massa potrebbe subire un’accelerazione anche per effetto del continuo annerimento, visibile sulla superficie del Ghiacciaio dell’Adamello, prodotta dal deposito delle polveri trasportate dal vento e dallo sviluppo di sostanze organiche che aumentano la predisposizione del Ghiacciaio ad assorbire la radiazione solare e a fondersi.

I governi di tutto il mondo hanno sottoscritto Accordi, a partire da quello di Parigi del 2015, con i quali si impegnano ad attuare politiche e interventi seri di riduzione drastica delle emissioni di gas serra, a cominciare da quelli prodotti dai combustibili fossili (carbone, gas metano e petrolio). Le misure effettivamente attuate finora, tuttavia, sono state insufficienti o contraddittorie, con il risultato che la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera misurata all’Osservatorio di Mauna Loa ha già superato le 424 parti per milione (erano 415 nel 2019 in occasione della prima edizione di Climbing For Climate) – non mostra un’inversione di tendenza in grado di contenere l’aumento della temperatura entro un grado e mezzo rispetto ai livelli preindustriali.

Le Università della RUS, organizzatrici dell’evento Climbing for Climate 5 ed il CAI rivolgono alle istituzioni regionali e nazionali l’appello a adoperarsi affinché il patrimonio territoriale venga preservato e arricchito, attraverso la protezione e il riequilibrio delle sue dotazioni finite e dei flussi di risorse rinnovabili.

Patrizia Lombardi, presidente della RUS e Vice-Rettrice al Campus e Comunità Sostenibili del Politecnico di Torino, ha dichiarato: “Attraverso l’iniziativa del Climbing for Climate abbiamo voluto sottolineare l’urgenza di azioni più efficaci di riduzione delle emissioni di gas serra, a cominciare da quelle prodotte dai combustibili fossili, come previsto dagli obiettivi europei.  Le università non sono semplici osservatori di questa crisi climatica ed ecologica in atto ma rappresentano effettivi agenti di cambiamento, grazie alla loro azione educativa, alla ricerca scientifica, all’innovazione a forte impatto sociale e alla condivisione delle conoscenze. La collaborazione e cooperazione tra stakeholders e tra atenei è fondamentale perché solo insieme si può scongiurare la catastrofe climatica e scegliere un futuro sostenibile che metta al primo posto la sicurezza, la salute e il benessere delle persone”.