A Torino le forme del futuro: il Politecnico protagonista di IASS-IWSS 2026
Strutture leggere ma resistenti come le nervature di una foglia, o come una ragnatela tridimensionale, applicate alle costruzioni: sono la frontiera delle costruzioni in diversi ambiti, primo tra tutti quello delle coperture di grandi spazi, come uno stadio, un aeroporto o una stazione. Sono strutture che uniscono avanguardia tecnologica e studio delle forme architettoniche, dimostrando che la forza non dipende dalla quantità di materiale, ma dall'intelligenza della costruzione. È su questa idea che dal 14 al 18 settembre scorsi si è confrontata a Torino la comunità internazionale riunita per lo IASS Annual Symposium 2026, promosso dalla International Association for Shell and Spatial Structures in concomitanza con il terzo Italian Workshop on Shell and Spatial Structures IWSS 2026.
Il Politecnico ha organizzato l’evento internazionale, ospitato tra gli spazi dell’Ateneo e le OGR Torino.
Con circa 800 partecipanti provenienti da tutto il mondo, il convegno ha fatto incontrare ricercatrici e ricercatori, progettisti, progettiste, imprese, istituzioni e giovani studiosi e studiose, creando uno spazio di confronto nel quale la ricerca scientifica ha dialogato con la progettazione, l’innovazione industriale e la formazione. Lo IASS è infatti il principale riferimento mondiale per la comunità scientifica che opera nel campo delle strutture a guscio e spaziali, delle grandi coperture e dei sistemi strutturali innovativi.
“L'assegnazione dello IASS Symposium al Politecnico di Torino rappresenta un importante riconoscimento internazionale – commenta il professor Amedeo Manuello Bertetto, docente del Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Edile e Geotecnica-DISEG e Conference Chair di IASS-IWSS 2026 – Il ritorno della manifestazione in Italia dopo oltre vent'anni costituisce un risultato di grande rilievo per il nostro Ateneo e offre l'opportunità di consolidarne il posizionamento internazionale quale punto di riferimento nella ricerca, nell'innovazione e nella formazione su queste tematiche”.
Una “R-Evolution” per il progetto
“R-Evolution of Shapes: Sustainability, Re-Use and New Design Paradigms” è il tema che ha guidato l’edizione, richiamando non solo l’evoluzione delle forme strutturali, ma anche nuovi modi di progettare, costruire e trasformare gli spazi che abitiamo. La conferenza ha affrontato le grandi trasformazioni che stanno ridefinendo il settore delle costruzioni: la transizione ecologica, la rigenerazione del patrimonio esistente, la riduzione del consumo di risorse, l’economia circolare, la digitalizzazione dei processi e lo sviluppo di sistemi costruttivi più efficienti. Innovazione tecnologica e responsabilità ambientale sono state presentate non come dimensioni separate, ma come componenti ormai inseparabili di una nuova cultura del progetto.
Il tema del riuso ha trovato una rappresentazione concreta anche nella scelta delle OGR Torino come sede: nate come officine ferroviarie e trasformate in uno spazio dedicato a cultura, ricerca e innovazione, hanno incarnato il messaggio del congresso sulla reinterpretazione del patrimonio costruito.
Dominique Perrault ospite d’onore dell’opening
A inaugurare il convegno è stato, in qualità di ospite d’onore, l’architetto Dominique Perrault, autore di opere riconosciute a livello internazionale, tra cui la Bibliothèque nationale de France, e protagonista del dibattito contemporaneo sul rapporto tra architettura, infrastrutture e trasformazione urbana.
La sua presenza al momento inaugurale, al quale hanno partecipato anche il Rettore Stefano Corgnati, il Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo e il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, ha sottolineato la volontà di mettere in dialogo ricerca strutturale e cultura del progetto, ampliando la riflessione dalla dimensione tecnica a quella urbana e architettonica.
Trenta exhibit e un Pop-up Laboratory per toccare la ricerca
La dimensione sperimentale è stata uno dei tratti distintivi della manifestazione. Trenta exhibit, distribuiti tra le OGR Torino e la corte delle aule I del Politecnico, hanno trasformato gli spazi del convegno in un laboratorio diffuso, nel quale osservare strutture, modelli fisici, prototipi, installazioni e applicazioni sviluppate da università, centri di ricerca e imprese.
La Pavilion Exhibition ha presentato strutture leggere sviluppate da gruppi internazionali, mettendo in evidenza soluzioni originali nei materiali, nelle tecniche di fabbricazione e nelle modalità di assemblaggio. Il Pop-up Laboratory ha invece valorizzato il modello fisico come strumento di ricerca, comprensione e condivisione, invitando i partecipanti non soltanto a osservare, ma anche a toccare i modelli e a discuterne direttamente con chi li aveva realizzati durante dimostrazioni dal vivo. La presenza di imprese innovative, startup, spin-off universitari e partner industriali in queste attività ha consentito di creare un ambiente favorevole allo scambio di competenze e alla nascita di nuove collaborazioni.
Alla scoperta delle forme nelle architetture di Torino
Tra i temi dell’edizione torinese, ampio spazio è stato dedicato all’Intelligenza Artificiale applicata all’ingegneria strutturale e alla progettazione, approfondendo le opportunità offerte dalla progettazione generativa e parametrica, dai Digital Twin e dalla simulazione numerica avanzata nelle diverse fasi di progettazione e gestione delle opere.
Il programma ha esplorato anche computational mechanics, Building Information Modeling, digital fabrication, robotica e manifattura additiva, insieme allo sviluppo di materiali avanzati e bio-based, mettendo in dialogo competenze dell’ingegneria, dell’architettura, dell’informatica e della scienza dei materiali.
In questo senso, i tre technical tour proposti sono diventati anche una vetrina internazionale per Torino e il Piemonte. Le visite hanno riguardato luoghi simbolo della storia architettonica della città, ma anche del recupero del patrimonio e dell'innovazione nelle strutture come l’area di Torino Esposizioni, i monumenti storici della città sabauda come Mole Antonelliana, Cappella della Sindone e Teatro Regio e le grandi opere architettoniche di Torino, lette anche come eredità olimpica, come l’Oval o lo stadio della Juventus. I partecipanti, provenienti da tutto il mondo, hanno potuto confrontarsi con l’approccio che nel tempo la città ha avuto alle tematiche delle grandi strutture.
Torino, sede del congresso, è diventata così caso di studio: una città in cui i temi di “R-Evolution of Shapes” si esprimono concretamente nel dialogo tra patrimonio architettonico, trasformazione urbana e innovazione.
Photo credits: IASS