Il Castello del Valentino

Patrimonio dell'Umanità UNESCO

Dimora suburbana e «delitia» fluviale della corte fin dal XVI secolo, il Castello del Valentino appartiene al sito seriale "Le Residenze sabaude" iscritte dall'UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1997.

Situato nella regione detta del Valentino, sulla sponda sinistra del Po, il palazzo è acquistato dal duca di Savoia Emanuele Filiberto nel 1564, all'indomani del suo arrivo a Torino dopo la pace di Cateau-Cambrésis. I primi lavori sono avviati dallo stesso duca e dal suo successore Carlo Emanuele I che, in occasione del matrimonio tra il principe ereditario Vittorio Amedeo e Cristina di Francia nel 1619, dona la villa alla nuora. Cristina commissiona all'ingegnere ducale Carlo di Castellamonte trasformazioni che rendono l'edificio una maison de plaisance sul modello transalpino, inserita in una dimensione territoriale unitaria comprendente la residenza, il fiume e la collina. I disegni coevi raffigurano un imponente fabbricato parallelo al Po, organizzato attorno a un nucleo centrale, concluso da due alte torri laterali. Nel fronte verso il fiume, un avancorpo evidenzia la simmetria dell'intera composizione. Verso la città, uno scalone a doppia rampa sale alla loggia che immette nel Salone d'onore da cui si diramano due appartamenti laterali simmetrici. Intorno alla metà del XVII secolo Amedeo di Castellamonte, figlio di Carlo, innalza altre due torri-padiglioni verso Torino e il collegamento di portici terrazzati conclusi da emiciclo semicircolare, poi demolito, interpretando le istanze filofrancesi di Cristina, divenuta dopo la morte del marito, prima Madama Reale.

All'interno, le stanze al piano terra sono semplicemente intonacate, mentre il piano nobile è riccamente decorato nel corso del Seicento da artisti appartenenti a famiglie di imprenditori ticinesi: stuccatori, pittori e scultori. L'appartamento a sud, detto «di Madama Reale», è caratterizzato dalla preziosità degli ornamenti e dalla doratura degli stucchi realizzati da Isidoro Bianchi, già impegnato nella residenza di Rivoli e a Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale), e dai suoi due figli Pompeo e Francesco. Le cinque stanze e il gabinetto che compongono l'appartamento a nord, per il futuro Carlo Emanuele II, sono qualificate dalla presenza di stucchi bianchi e affreschi firmati da Alessandro Casella e dai cugini Giacomo e Giovanni Andrea, poi presenti a Venaria Reale, e da Giovanni Paolo Recchi.

Non più sede di corte e utilizzato come caserma, il palazzo è ceduto dalla Corona al Demanio dello Stato nel 1850. Alla metà del secolo, l'area sulla sponda sinistra del Po è destinata a parco pubblico, inaugurato nel 1858 in occasione dell'Esposizione Nazionale dei Prodotti di Industria voluta da Camillo Benso di Cavour al Castello del Valentino, allora restaurato su progetto di Luigi Tonta e Domenico Ferri. Le terrazze di collegamento tra le torri sono sostituite, in linguaggio storicista, da due nuove ampie gallerie, ribaltando l'affaccio principale verso il fiume e creando una nuova relazione con la città, nel definitivo passaggio dall'idea di palazzo a quella, ottocentesca, di Castello. Nell'autunno del 1861, nelle sale del Valentino è inaugurato il primo anno accademico della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri, oggi Politecnico di Torino.