Politecnico di Torino
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INDIRIZZO DI SALUTO DEGLI STUDENTI
 

 
 
 

Intervento dello studente Vittorio Filippo BERTOLA

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Signor Presidente, Signor Rettore, Signore e Signori

Il mio compito è quello di portare, a nome di tutti gli studenti dell'Ateneo, l'augurio per il nuovo anno accademico; è tuttavia opportuno che questo augurio sia accompagnato da alcune riflessioni sulla realtà del luogo in cui trascorriamo gran parte delle nostre giornate.

L'Università ha oggi il compito fondamentale di formare quelle persone che presumibilmente andranno ad assumere posizioni di responsabilità nello Stato e nelle aziende. Proprio per questo è necessario che essa sia partecipe di un continuo scambio con l'esterno, e sappia non solo anticipare, ma anche provocare i cambiamenti nella società, attraverso i propri docenti e i propri laureati.

È facile osservare, partendo dalla nostra positiva realtà, come gran parte dell'Università italiana sia oggi un grande esamificio, una fabbrica di disoccupati, un'isola che spesso non comunica con l'esterno. Ma anche nel nostro Ateneo la formazione si riduce troppo spesso ad una semplice somma di corsi e di esami che soffocano l'esistenza dello studente, ed esso diviene un luogo triste, in cui la cultura, intesa come discussione, come cooperazione e scambio di conoscenza, come sensazione artistica, fatica a trovare spazio.

In generale, l'approccio italiano all'Università è quindi perdente, e rappresenterà a lungo termine un ostacolo insormontabile all'affermazione dei nostri laureati, che sempre più dovranno fronteggiare una competizione di livello europeo e mondiale. E' quindi necessario un impegno immediato per modificare una situazione stagnante, riformando l'Università e riducendo l'età di ingresso nel mondo del lavoro. A questo proposito, non possiamo non ricordare le promesse di rapida riduzione e progressiva eliminazione del servizio di leva, fatte proprio in questa sala da esponenti dell'attuale maggioranza prima delle ultime elezioni.

Un problema rilevante è quello del diritto allo studio, inteso non come la mera possibilità di accedere ad una struttura, ma come il diritto ad un rapporto con i docenti che educhi ad una apertura alla realtà in tutti i suoi aspetti, e anche come necessità di risorse, di efficienza, di funzionalità del sistema. Ci sembra qui necessario portare con forza l'esigenza di un rovesciamento di prospettiva: vorremmo che tutti avessero presente che l'Università esiste in funzione degli studenti, e non invece che gli studenti esistono in funzione dell'Università, come sembra pensare una percentuale non piccola dei dipendenti degli Atenei. Chi si iscrive all'Università contribuisce con finanze proprie al suo mantenimento, e per questo semplice atto diviene un cliente a cui deve essere garantito un servizio che soddisfi standard qualitativi ben precisi e verificabili a posteriori, in modo da poter intervenire là dove il rispetto degli standard non è garantito; e questo concetto, fortunatamente, nel nostro Ateneo è quasi completamente accettato.

Tra gli obiettivi degli studenti, quindi, non vi deve essere quello di abbattere i numeri chiusi - che pure vanno ridisegnati - o di cancellare le tasse universitarie, ma quello di ottenere servizi certi in cambio del proprio denaro, del proprio impegno, e dei lunghi anni trascorsi negli Atenei. Vogliamo poter studiare in ambienti perlomeno dignitosi, e non invece ammassati nei sotterranei di strutture costruite per un quinto della loro attuale capienza; vogliamo essere trattati come persone, non solo dai docenti, ma anche e soprattutto nell'uso dei servizi e negli aspetti organizzativi. La drammatica carenza di spazi del nostro Ateneo, la costrizione a rispettare orari impossibili, rappresentano attualmente un pericoloso ostacolo alla qualità della formazione, e potranno essere risolti esclusivamente con una pronta attuazione del progetto di raddoppio, ormai indifferibile.

Non è tuttavia sufficiente stanziare le risorse: bisogna anche essere certi che esse possano essere utilizzate bene e in modo flessibile e tempestivo. E' quindi fondamentale attivare un processo di autonomia universitaria che permetta di valorizzare le specificità e le tradizioni culturali dei singoli Atenei e responsabilizzi le singole amministrazioni: autonomia come libertà di azione nell'affrontare i problemi, non come libertà di non affrontarli. Questo è infatti possibile attraverso una agilità nell'utilizzo delle risorse e una flessibilità negli impieghi delle spese che solo un'autonomia intelligente può garantire.

Gli Atenei devono quindi imparare a rendersi visibili, grazie alla qualità della formazione che riescono a fornire e di cui beneficerà la loro immagine, già oggi elemento qualificante nel mondo del privato. Ma è ora che anche nel pubblico impiego i laureati vengano giudicati per quello che sanno, piuttosto che per il titolo che possiedono: il valore legale del titolo di studio è oggi, invece che uno strumento di equità, un premio per chi non sa e non sopravviverebbe ad una competizione aperta.

È importante sottolineare che il compito dell'università non si esaurisce con il conseguimento della laurea, ma si completa con la possibilità concreta da parte del laureato di accedere con la dovuta competenza al mondo del lavoro. Questa competenza può essere ottenuta solamente attraverso un efficace rapporto con la realtà imprenditoriale fin dagli anni dell'Università. In tutto il mondo, la formazione universitaria comprende esperienze lavorative, stage, tirocini, che in Italia vengono spesso visti come un pericolo per una struttura mentale e organizzativa immobile e chiusa su se stessa; apprezziamo pertanto il lavoro svolto in tal senso nei diplomi universitari, in particolare con il progetto Campus, e in quei corsi di laurea che hanno recepito questa esigenza. E' difatti necessario modificare profondamente la struttura della formazione universitaria, limitando lo spazio dedicato ai corsi di tipo tradizionale, liberando energie per attività di tipo diversificato, e concedendo ai singoli Atenei gli strumenti per garantire un'evoluzione dell'offerta formativa in grado di soddisfare la domanda.

Il mondo del lavoro, più che persone abili nelle singole materie, richiede persone che sappiano presentarsi in pubblico, avere relazioni interpersonali, qualità che il nostro sistema scolastico ignora completamente. E' folle l'idea, peraltro molto diffusa, che il tempo non impegnato nello studio sia sprecato; invece, gli studenti devono essere spinti ad avere altre attività oltre allo studio, e gli Atenei devono diventare un punto vitale delle città che li ospitano, così come avviene in tutto il mondo, offrendo al loro interno anche strutture sportive, sale da musica, e permettendo una fruizione serale degli spazi. In tal senso ci fa piacere constatare il sostegno che questo Ateneo garantisce alla libertà di espressione culturale degli studenti; infatti, una formazione universitaria basata soltanto sulla conoscenza specifica è incompleta, e ci porterà ad avere laureati bravissimi e perfettamente incapaci di inserirsi nel mondo; e una ben triste e arida società del futuro.

Queste sono le nostre riflessioni, profuse nella certezza che non si possa cambiare l'Università senza il contributo di chi ci vive quotidianamente. In questo senso, chiediamo che non divenga realtà la proposta esclusione degli studenti dagli organi di governo universitario nazionale, giacchè possiamo testimoniare per esperienza diretta che la cogestione con gli studenti produce risultati decisamente apprezzabili.

Speriamo quindi che quest'anno in Italia venga dedicata un po' più di attenzione al futuro dell'Università italiana; poichè esso coincide, e sarebbe grave se non lo fosse, con il futuro della società italiana.

Intervento del Diplomato in Ingegneria Marco GHIBAUDO

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Signor Presidente, Signor Rettore, Signore e Signori,

ringrazio per l'opportunità che mi è offerta di esporre le mie esperienze di ingegnere diplomato, come esempio tra i tanti giovani che hanno scelto di conseguire il Diploma Universitario al Politecnico di Torino.

Dopo il diploma di perito meccanico ed un anno di Scuola Diretta a Fini Speciali in Telecomunicazioni, ho proseguito gli studi nel corso di Diploma Universitario in Ingegneria delle Telecomunicazioni e mi sono diplomato nel 1993, fra i primissimi, con una tesi svolta presso il Centro Studi e Laboratori per le Telecomunicazioni della STET, dove attualmente lavoro.

La mia esperienza di studente del Diploma è stata molto positiva, per la facilità di contatto con i docenti, la disponibilità di laboratori dotati di ottima strumentazione, la facilità di realizzare gruppi di studio dato il ristretto numero di studenti e la vicinanza della sede distaccata alla mia abitazione. Anche l'aver potuto svolgere il tirocinio e la tesi in un ambiente di ricerca mi ha permesso di completare la preparazione universitaria con un'esperienza pratica molto concreta e formativa.

Anche se non ho approffittato, e' per me particolarmente importante la possibilita' di proseguire gli studi per il conseguimento della laurea con un percorso accorciato.

L'inserimento sul lavoro è stato facilitato soprattutto dalla preparazione universitaria di base, che mi ha dato la capacità di affrontare con metodo i problemi e fornito una conoscenza ampia del settore in cui lavoro. Inoltre le esperienze pratiche acquisite in laboratorio mi hanno permesso di operare direttamente sulle problematiche specifiche del lavoro, svolgendo ora una attività precedentemente coperte da un laureato.

Dal punto di vista dell'inquadramento, lo CSELT ha riconosciuto il valore del diploma universitario inserendomi in un livello intermedio fra quello dei diplomati di scuola secondaria e quello dei laureati. La mia esperienza è servita di esempio per l'assunzione di altri diplomati universitari, che attualmente sono impiegati in CSELT.

Anche se direttamente per ora non mi tocca, vorrei evidenziare pero' una carenza legislativa che penalizza in questo momento tanti miei colleghi meno fortunati di me. Il problema e' legato al fatto che, per il momento, solo le aziende private abbiano riconosciuto la validità dei diplomati universitari, e che manchi ancora una iniziativa legislativa a livello nazionale che favorisca un inquadramento per l'attività presso strutture pubbliche e per l'attività professionale autonoma. Ritengo che questa carenza sia anche una forte remora alla scelta iniziale di conseguire il diploma universitario per molti giovani che hanno conseguito la maturità.

 
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Thursday, 30-Jul-2009 16:50:07 CEST
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